I.
Senza hobby e senza passioni ogni giorno sembrava durare tre settimane. Dovevo tenermi occupato, fare qualcosa. Telefonai al mio vecchio datore di lavoro, il cartolaio. "Qui proprio non abbiamo bisogno, e non potrei nemmeno pagarti" fu la risposta. Gli spiegai che i soldi non erano un problema ma non cambiò idea. Avevo bisogno di vivere una vita. Una qualsiasi. Non era importante che fosse mia.
II.
Senza hobby e senza passioni ogni giorno sembrava durare tre settimane. Dovevo tenermi occupato, fare qualcosa. Telefonai al mio vecchio datore di lavoro, il cartolaio. "Qui proprio non abbiamo bisogno, e non potrei nemmeno pagarti" fu la risposta. Gli spiegai che i soldi non erano un problema ma non cambiò idea. Avevo bisogno di vivere una vita. Una qualsiasi. Non era importante che fosse mia.
II.
Potevo vivere la vita di un altro. Seguirlo tutto il giorno,spiarlo, ascoltarlo, fare miei i suoi drammi. Dovevo solo trovare la vita giusta da vivere. La mattina in metropolitana cercavo il candidato del giorno e quando trovavo la persona giusta non la mollavo fino a sera. Scoprii che se entri in un ufficio con abbastanza disinvoltura nessuno ti chiede chi diavolo sei. E la risposta "aspetto qualcuno" liquida tutti.
III.
III.
C'era questa ragazza, ventisette anni, che attirò la mia attenzione. La seguii per qualche giorno. Lavorava in un ufficio di contabilità, abitava in un bilocale e niente ragazzi. La notte non riuscivo a prendere sonno. Quella ragazza sembrava così normale. Nascondeva qualcosa. E pensavo al cartello appeso alla porta dell'appartamento di fianco al suo: "affitasi". Doveva essere un segno. E così decisi di trasferirmi.
IV.
IV.
Avevamo il balcone confinante. Con un salto sarei stato di fronte alla sua cucina. Imparai le sue abitudini. Sapevo che alle venti, dopo cena, si sarebbe fatta la doccia. E avevo bisogno di arrivare al suo cellulare e di segnare il codice IMEI per poter ascoltare le sue telefonate. Dovevo solo aspettare che cucinasse qualcosa di fritto e, mentre lei era sotto la doccia, entrare dalla finestra lasciata aperta.
V.
V.
Saltai nel balcone. La finestra era aperta per lasciare uscire l'odore del fritto. Forse merluzzo. Entrai nella cucina. Trovai subito il cellulare, ma mi dovetti fermare. La porta del bagno in fondo al corridoio era socchiusa quanto bastava per poter guardare dentro. L'assenza del sesso non fu mai un problema. Ma in quel momento, vedendo quella porta semi aperta, iniziai a sentire 40 anni di astinenza. Tutti insieme.
VI.
VI.
Avevo in mano il cellulare. Ero a un passo dal poter entrare totalmente nella sua vita ma tutto quello che riuscivo a fare era fissare quella porta e cercare di aprirla con il pensiero. L'acqua della doccia smise di scorrere ma il mio cervello non riusciva a dire alle gambe di correre. Piano si aprì la porta e apparve lei con un accappatoio rosa. Le gambe reagirono, lasciai cadere il cellulare e scappai dalla cucina.
VII.
VIII.
VII.
Mi aveva visto? Si era accorta di chi ero? Sperai con tutto il cuore che entrambe le risposte fossero "no". Poi iniziò un film nella mia testa. Uno di quei film porno dalla trama scadente, in cui una ragazza incontra uno sconosciuto e subito dopo è inginocchiata davanti a lui senza nessun vero motivo. E sul più bello il cartolaio si presentò a casa mia. Ma questo stava succedendo davvero, non solo nella mia testa.
VIII.
Il cartolaio iniziò a sputare parole che non riuscivo a sentire. I suoi occhi avevano tutta la mia attenzione. Non riusciva a tenerli fermi. E mentre non ascoltavo quello che mi stava dicendo bussarono alla porta. Ancora. Questa volta era la ragazza, con ancora l'accappatoio addosso e la faccia di chi sta per svenire. Mi chiede se ho visto qualcuno sul balcone. Io schiarisco la voce e con gran sicurezza dico -no-
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