Qui non scrivo più.
Se qualcuno passasse di qui e volesse leggere qualcosa di mio vada a questo indirizzo:
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Ciao!
lunedì 13 settembre 2010
mercoledì 3 marzo 2010
perFiducia 2.0
I.
Senza hobby e senza passioni ogni giorno sembrava durare tre settimane. Dovevo tenermi occupato, fare qualcosa. Telefonai al mio vecchio datore di lavoro, il cartolaio. "Qui proprio non abbiamo bisogno, e non potrei nemmeno pagarti" fu la risposta. Gli spiegai che i soldi non erano un problema ma non cambiò idea. Avevo bisogno di vivere una vita. Una qualsiasi. Non era importante che fosse mia.
II.
Senza hobby e senza passioni ogni giorno sembrava durare tre settimane. Dovevo tenermi occupato, fare qualcosa. Telefonai al mio vecchio datore di lavoro, il cartolaio. "Qui proprio non abbiamo bisogno, e non potrei nemmeno pagarti" fu la risposta. Gli spiegai che i soldi non erano un problema ma non cambiò idea. Avevo bisogno di vivere una vita. Una qualsiasi. Non era importante che fosse mia.
II.
Potevo vivere la vita di un altro. Seguirlo tutto il giorno,spiarlo, ascoltarlo, fare miei i suoi drammi. Dovevo solo trovare la vita giusta da vivere. La mattina in metropolitana cercavo il candidato del giorno e quando trovavo la persona giusta non la mollavo fino a sera. Scoprii che se entri in un ufficio con abbastanza disinvoltura nessuno ti chiede chi diavolo sei. E la risposta "aspetto qualcuno" liquida tutti.
III.
III.
C'era questa ragazza, ventisette anni, che attirò la mia attenzione. La seguii per qualche giorno. Lavorava in un ufficio di contabilità, abitava in un bilocale e niente ragazzi. La notte non riuscivo a prendere sonno. Quella ragazza sembrava così normale. Nascondeva qualcosa. E pensavo al cartello appeso alla porta dell'appartamento di fianco al suo: "affitasi". Doveva essere un segno. E così decisi di trasferirmi.
IV.
IV.
Avevamo il balcone confinante. Con un salto sarei stato di fronte alla sua cucina. Imparai le sue abitudini. Sapevo che alle venti, dopo cena, si sarebbe fatta la doccia. E avevo bisogno di arrivare al suo cellulare e di segnare il codice IMEI per poter ascoltare le sue telefonate. Dovevo solo aspettare che cucinasse qualcosa di fritto e, mentre lei era sotto la doccia, entrare dalla finestra lasciata aperta.
V.
V.
Saltai nel balcone. La finestra era aperta per lasciare uscire l'odore del fritto. Forse merluzzo. Entrai nella cucina. Trovai subito il cellulare, ma mi dovetti fermare. La porta del bagno in fondo al corridoio era socchiusa quanto bastava per poter guardare dentro. L'assenza del sesso non fu mai un problema. Ma in quel momento, vedendo quella porta semi aperta, iniziai a sentire 40 anni di astinenza. Tutti insieme.
VI.
VI.
Avevo in mano il cellulare. Ero a un passo dal poter entrare totalmente nella sua vita ma tutto quello che riuscivo a fare era fissare quella porta e cercare di aprirla con il pensiero. L'acqua della doccia smise di scorrere ma il mio cervello non riusciva a dire alle gambe di correre. Piano si aprì la porta e apparve lei con un accappatoio rosa. Le gambe reagirono, lasciai cadere il cellulare e scappai dalla cucina.
VII.
VIII.
VII.
Mi aveva visto? Si era accorta di chi ero? Sperai con tutto il cuore che entrambe le risposte fossero "no". Poi iniziò un film nella mia testa. Uno di quei film porno dalla trama scadente, in cui una ragazza incontra uno sconosciuto e subito dopo è inginocchiata davanti a lui senza nessun vero motivo. E sul più bello il cartolaio si presentò a casa mia. Ma questo stava succedendo davvero, non solo nella mia testa.
VIII.
Il cartolaio iniziò a sputare parole che non riuscivo a sentire. I suoi occhi avevano tutta la mia attenzione. Non riusciva a tenerli fermi. E mentre non ascoltavo quello che mi stava dicendo bussarono alla porta. Ancora. Questa volta era la ragazza, con ancora l'accappatoio addosso e la faccia di chi sta per svenire. Mi chiede se ho visto qualcuno sul balcone. Io schiarisco la voce e con gran sicurezza dico -no-
Pensa alla tua vita in questo momento.
Ora pensa a te in un altro luogo, in un altro tempo.
Pensa a te in un posto in cui puoi scegliere solamente quello che ti è permesso di scegliere.
In un posto dove tutto quello che fai è già stato fatto, in cui tutto ormai è vecchio.
Immagina che ogni tua aspettativa venga tradita.
Pensa a un luogo in cui la cosa più sincera che puoi fare è smettere di fare ogni cosa.
Visualizza la tua vita circondata da persone di cui non ti interessa realmente e per le quali sei solo uno in più che possa ascoltare quello che hanno da dire. Un luogo dove le persone sono costrette a parlare in continuazione di cose che non interessano a nessuno pur di non rimanere in silenzio con i loro pensieri.
Concentrati e prova a credere in un mondo in cui ogni giorno sembra la copia sbiadita di quello prima, in cui sembra che lo scopo di tutti sia lo stesso da centinaia di anni.
Chiudi gli occhi e immagina che il tuo futuro sia praticamente già segnato da un paio di scelte che hai dovuto prendere troppo presto.
Pensa di essere in un mondo dove la vita è la cosa più preziosa, nonostante sia noiosa e riservi a tutti sofferenze più o meno gravi. Un posto dove le persone si ostinano a vivere anche se sanno da tempo di non avere più nessun motivo per farlo. In cui non è importante avere qualcosa da dire o qualcosa di nuovo da proporre, ma la cosa fondamentale è essere passati.
Ora pensa alla tua vita in questo momento.
Ora pensa a te in un altro luogo, in un altro tempo.
Pensa a te in un posto in cui puoi scegliere solamente quello che ti è permesso di scegliere.
In un posto dove tutto quello che fai è già stato fatto, in cui tutto ormai è vecchio.
Immagina che ogni tua aspettativa venga tradita.
Pensa a un luogo in cui la cosa più sincera che puoi fare è smettere di fare ogni cosa.
Visualizza la tua vita circondata da persone di cui non ti interessa realmente e per le quali sei solo uno in più che possa ascoltare quello che hanno da dire. Un luogo dove le persone sono costrette a parlare in continuazione di cose che non interessano a nessuno pur di non rimanere in silenzio con i loro pensieri.
Concentrati e prova a credere in un mondo in cui ogni giorno sembra la copia sbiadita di quello prima, in cui sembra che lo scopo di tutti sia lo stesso da centinaia di anni.
Chiudi gli occhi e immagina che il tuo futuro sia praticamente già segnato da un paio di scelte che hai dovuto prendere troppo presto.
Pensa di essere in un mondo dove la vita è la cosa più preziosa, nonostante sia noiosa e riservi a tutti sofferenze più o meno gravi. Un posto dove le persone si ostinano a vivere anche se sanno da tempo di non avere più nessun motivo per farlo. In cui non è importante avere qualcosa da dire o qualcosa di nuovo da proporre, ma la cosa fondamentale è essere passati.
Ora pensa alla tua vita in questo momento.
È la mancanza di una qualsiasi forma di perfezione che ci rende così freddi ed incompleti.
Ogni cosa è infetta da una maledizione che rovina tutto.
Le cose migliori che abbiamo non sono mai perfettamente come le avremmo volute. Tutto è pieno di ma e di se che limitano la bellezza. Viviamo una vita in cui l'unica cosa che facciamo ogni giorno è accontentarci.
Ci accontentiamo del nostro lavoro e del luogo in cui viviamo.
Ci accontentiamo della nostra ragazza.
Ci accontentiamo dei genitori e degli amici.
Ci accontentiamo di come accadono cose che sarebbero potute essere perfette.
Ci accontentiamo della temperatura del latte al mattino e del pane non freschissimo.
Ci accontentiamo di rapporti fatti solo di chiacchiere sul tempo e sulla scuola.
Ci accontentiamo di non essere nemmeno lontanamente le persone che vorremmo essere.
Ci accontentiamo di non contare nulla, per nessuno.
Ci accontentiamo di non essere imperatori del Sacro Romano Impero.
Ci accontentiamo della nostra cultura.
Ci accontentiamo di essere felici per qualche secondo ogni dieci anni.
Ci accontentiamo di essere passati di qua, anche se nessuno se n'è accorto.
Ci accontentiamo dei quattro libri in croce che abbiamo letto.
Ci accontentiamo delle dieci parole che usiamo per parlare.
Ci accontentiamo di una persona alla volta.
Ci accontentiamo delle cicche che perdono il sapore dopo quattro morsi.
Ci accontentiamo di non essere veramente bravi in niente.
Ci accontentiamo delle sigarette e del caffè pur di avere una dipendenza.
Ci accontentiamo di scopate da venti secondi seguite da tre quarti d'ora di abbracci.
Ci accontentiamo di scrivere su un cazzo di blog quello che vorremmo dire a tutti quanti.
Eppure continuiamo ad usare quella parola. Perfetto.
Ogni cosa è infetta da una maledizione che rovina tutto.
Le cose migliori che abbiamo non sono mai perfettamente come le avremmo volute. Tutto è pieno di ma e di se che limitano la bellezza. Viviamo una vita in cui l'unica cosa che facciamo ogni giorno è accontentarci.
Ci accontentiamo del nostro lavoro e del luogo in cui viviamo.
Ci accontentiamo della nostra ragazza.
Ci accontentiamo dei genitori e degli amici.
Ci accontentiamo di come accadono cose che sarebbero potute essere perfette.
Ci accontentiamo della temperatura del latte al mattino e del pane non freschissimo.
Ci accontentiamo di rapporti fatti solo di chiacchiere sul tempo e sulla scuola.
Ci accontentiamo di non essere nemmeno lontanamente le persone che vorremmo essere.
Ci accontentiamo di non contare nulla, per nessuno.
Ci accontentiamo di non essere imperatori del Sacro Romano Impero.
Ci accontentiamo della nostra cultura.
Ci accontentiamo di essere felici per qualche secondo ogni dieci anni.
Ci accontentiamo di essere passati di qua, anche se nessuno se n'è accorto.
Ci accontentiamo dei quattro libri in croce che abbiamo letto.
Ci accontentiamo delle dieci parole che usiamo per parlare.
Ci accontentiamo di una persona alla volta.
Ci accontentiamo delle cicche che perdono il sapore dopo quattro morsi.
Ci accontentiamo di non essere veramente bravi in niente.
Ci accontentiamo delle sigarette e del caffè pur di avere una dipendenza.
Ci accontentiamo di scopate da venti secondi seguite da tre quarti d'ora di abbracci.
Ci accontentiamo di scrivere su un cazzo di blog quello che vorremmo dire a tutti quanti.
Eppure continuiamo ad usare quella parola. Perfetto.
Franco Fabbri
Franco Fabbri.
Sei lettere il nome, sei il cognome. Entrambi cominciano con la "F", la sesta lettera dell'alfabeto. Tutto quadrato, perfetto, senza sbavature.
Lavoravo in una cartoleria, ora sono in pensione. Vivo in un appartamento al secondo piano.
Niente donne, niente figli.
Non ho nessun tipo di impegno, nessun vincolo.
Nessuno a cui pensare, nessuno di cui preoccuparmi, nessuno a cui dover rendere conto di quello che faccio.
Vent'anni fa avrei messo la firma per avere una vita così. Vent'anni fa.
Sono ancora vivo solo perchè sono abituato così. Il nuovo mi ha sempre spaventato e, anche se gli induisti non la pensano così, la morte è una cosa nuova per me.
Sei lettere il nome, sei il cognome. Entrambi cominciano con la "F", la sesta lettera dell'alfabeto. Tutto quadrato, perfetto, senza sbavature.
Lavoravo in una cartoleria, ora sono in pensione. Vivo in un appartamento al secondo piano.
Niente donne, niente figli.
Non ho nessun tipo di impegno, nessun vincolo.
Nessuno a cui pensare, nessuno di cui preoccuparmi, nessuno a cui dover rendere conto di quello che faccio.
Vent'anni fa avrei messo la firma per avere una vita così. Vent'anni fa.
Sono ancora vivo solo perchè sono abituato così. Il nuovo mi ha sempre spaventato e, anche se gli induisti non la pensano così, la morte è una cosa nuova per me.
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